Storia di Rapallo PDF Stampa E-mail
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Sabato 09 Ottobre 2010 08:12

 LA STORIA DI RAPALLO

Rapallo antico disegno

Il nome di Rapallo (dall’etimologia incerta, lasciando spazio a diverse congetture: dalle “rape” alle “paludi”, solo per citare le più curiose) compare per la prima volta in una pergamena, conservata all’Archivio di Stato di Genova, relativa ad una permuta di terreno. L’atto, datato luglio 964, vede l’intervento – quale estimatore – di Vuilginiso, figlio del fu Adelgiso, abitante nella Valle di Rapallo.

Ben più antica è invece la documentazione archeologica. Al 700 a.C. risalgono, infatti, la tomba e l’urna cineraria trovata in località S.Anna, nel 1911 durante lo scavo di argilla per le vicine fornaci.
Nel 643 il re longobardo Rotari, ariano, occupa “Romanorum civitates ab urbe Tusciae Lunensi universas quae in litore maris sitae sunt usqua ad Francorum fines…”. Se la Riviera di Ponente vanta la presenza di “civitates”, declassate a “vici” quella di levante è caratterizzata da minuscoli insediamenti, spesso arretrati rispetto al mare; ma la presenza di insediamenti longobardi è attestata dalla dedicazione delle chiese a santi tipici del culto ariano (S. Michele e S. Giorgio) e dalla presenza, ancora in documenti successivi al VII secolo, di termini peculiari del mondo longobardo come  sculdascio (funzionario dell’ordinamento periferico longobardo)  e gastaldione (gastaldo è nell’ordinamento longobardo l’amministratore di beni regi).
Nel 1070 Rapallo subisce l’attacco dei Pisani. Il 1171 è l’anno nel quale per la prima volta troviamo i nomi dei consoli di Rapallo: Ugo di Amandolesi, Rolando di Corrado e Giovanni di Pescino, ma è anche l’anno nel quale Rapallo arma due galee contro Pisa, confermando la fedeltà a Genova. Fedeltà confermata il 17 marzo 1229 con un atto di totale dedizione, giurata per Rapallo da Rustico di Pagana e accettata per Genova da Guglielmo Sardina, console dei placiti. L’accordo “politico” sancisce definitivamente un accordo già esistente fra Genova e il mondo feudale dei Fieschi; infatti nel 1220 esisteva già la podesteria di Rapallo e Cicogna con a capo Pasquale Marcone

La guerra contro Pisa, alleata di Venezia, continua e nel 1284 ben settantadue navi veneziane, con a bordo Alberto Morosini, nipote del doge di Venezia e podestà di Pisa, entrano nel nostro golfo saccheggiando Rapallo; ma la battaglia della Meloria del 6 agosto 1284 sancisce la predominanza di Genova. A bordo delle navi vittoriose ci sono anche cinquanta uomini di Rapallo, cinquanta di Chiavari e cinquanta di Pescino.
Due secoli dopo il golfo sarà teatro di un’altra importante battaglia navale. Il 5 settembre 1494, infatti, la flotta aragonese, per consiglio di Obbietto Fieschi, sbarca con quattromila fanti a Rapallo, sperando di far sollevare le popolazioni e aver facile vittoria su Genova sforzesca; contemporaneamente entra nel golfo la flotta franco-genovese e l’otto settembre sbarcano mille svizzeri; altri millecinquecento arrivano via terra. Lo scontro è presso il ponte delle Saline, sul Boate.
Gli Svizzeri si danno al massacro e non risparmiano neppure cinquanta ammalati che si trovavano nell’Ospedale di S. Antonio (oggi sede del palazzo Comunale).

Rapallo subisce un altro attacco dal mare circa cinquant’anni dopo ad opera questa volta dei corsari. All’alba del 4 luglio 1549 le navi corsare guidate dall'ammiraglio turco Torghut, noto tra i rivieraschi come Dragut, entrano nel golfo sbarcando uomini in tre punti: alla porta delle Saline, alla Marina delle Barche (ove oggi sorge il Chiosco della Musica) e nel quartiere Stella ad Avenaggi. La sorpresa è assoluta. Sono fatti circa cento prigionieri e fra questi non mancano giovani donne. Tra i morti  vi è il prevosto di S. Stefano.  A questo tragico evento è collegato l’episodio di Bartolomeo Maggiocco, che al rumore dell’attacco si precipita nel borgo e strappa alle grinfie degli assalitori Giulia Giudice, la giovane di cui è innamorato.
Scappati i buoi, si chiudono le stalle! I Rapallesi chiedono di poter edificare una fortezza sul mare a difesa dalle incursioni.La richiesta è accolta dal Doge, che ordina il 16 febbraio 1550, di tassare gli uomini e le ville della podesteria per raccogliere il denaro necessario; il capitano Giovanni dal Borgo, il capitano Gerolamo Risecco e il maestro Antonio Carabo, “capo d’opera” sono incaricati del sopralluogo e di predisporre quanto necessario. Il 10 maggio 1551 il podestà benedetto Fieschi Raggio (succeduto a Gerolamo Cattaneo), ultimati i lavori di edificazione, scrive al Senato per avere le necessarie artiglierie.
Il 2 luglio 1557 sul monte Leo, sulle alture di Rapallo, nelle prime ore del pomeriggio ad un contadino di Carnevale, Giovanni Chichizola, Appare la Madonna, che lascia in pegno un quadretto , ancor oggi venerato nel Santuario di Nostra Signora di Montallegro, edificato sul luogo dell’Apparizione. Nel 1574 l’equipaggio di una nave dalmata, per la precisione ragusea, sale a Montallegro portando in pegno una lamina d’argento (ancor oggi visibile ai piedi dell’altare maggiore) per essere scampati a naufragio, al largo di Portovenere. Riconoscono come loro l’icona ivi conservata, la reclamano per la loro chiesa in Ragusa e, dopo un regolare processo svolto davanti al Senato genovese che vede perdenti i rapallesi, riportano a bordo il “Quadretto” e salpano diretti in patria. A poche miglie dalla costa, in navigazione, si accorgono della sua ricomparsa: Il capitano Nicola De Allegretis rientra in porto; sale a nuovamente al Santuario e non può che constatare che l’icona è nuovamente lassù, sul colle dove la Madonna aveva detto al Chichizola:” Dite che qui voglio essere onorata” . Il capitano rinunciò alla rivendicazione e da allora il santuario è meta di continui concorsi di fedeli.
Il 31 gennaio 1739 la Sacra Congregazione dei riti conferma l’elezione di Nostra Signora di Montallegro a Patrona di Rapallo e del suo Capitanato e il 28 novembre 1948 il Consiglio Comunale, all’unanimità, vista la deliberazione del Sindaco e del Comitato di Liberazione Nazionale in data 6 maggio 1945, delibera di inserire il monogramma mariano nello stemma, quale segno di riconoscimento della materna protezione sempre accordata alla città dalla Madonna.
Il 1608 è una data importante per Rapallo: Genova eleva la nostra città da podesteria (e quindi magistratura minore) a capitanato (e quindi magistratura maggiore), staccandola dal Capitanato di Chiavari. In realtà il decreto di istituzione ha durata cinquennale, ma alla scadenza è riconfermato. Il capitaneato è formato da sei sestieri:
     
Borgo (centro abitato, che si estendeva dal torrente di Monti  al torrente Boate);
Pescino comprendente Portofino, Paraggi, S. Maria di Nozarego, Cervara, Corte, S.Margherita e S. Siro
Amandolesi: San Michele , Costaguta, S. Massimo
Olivastro: Campo (ossia S. Maria del Campo) –S.Pietro di Novella, prima e seconda Cappella di Cersiola, S.Martino di Noceto
Borzoli: S. Maurizio di Monti, S. Bartolomeo, S. Rocco, S.Ambrogio, Zoagli, Semorile
Oltremonte: territorio di Cicogna al di là del valico della Crocetta. Ricordiamo tra tutte le località Verzi, Castagneto, Lorsica, Figarolo, Orero, Acero, Terrarossa, Ponte, Casareggio, Cornia, Moconesi, Cichero, Monleone, Avegno, Cicagna,Tribogna, Favale di Malgaro

Rapallo sarà Capitanato fino alla fine della Serenissima repubblica. Diventa Municipalità nel luglio del 1797. Nel 1804 entra a far parte, come tutta la Liguria, dell’Impero Francese e Rapallo fa parte del Dipartimento degli Appennini (uno dei tre nei quali è suddivisa la nostra regione) che ha Chiavari come sede centrale. Nel censimento del 1806 la nostra città conta 6.499 abitanti, al di sopra dei dodici anni. Di questi 835 sono senza lavoro, 4.409 contadini, 26 sarti, 5 preposti, 195 marinari, 24 pescatori, 44 osti, 19 tessitori, 11 pizzettieri, 231 lavoranti di pizzo, 30 “proprietari”, 2 farmacisti, 2 avvocati, 2 chirurghi, 12 padroni di bastimenti, uno maestro di vela, 66 serventi, 38 servi, 3 servitori e solo 5 studenti.
Il 13 luglio giunge a Rapallo, a Villa Serra (attuale albergo Europa) Papa VII, accolto da due ali di folla. Vi ritorna, sempre ospite dei Serra, nel 1815 diretto a Genova, invitato dal re di Sardegna. Nel giungo del 1821, in viaggio per Modena, per incontrare il fratello Carlo Felice, soggiorna, sempre ospite dei Serra, Vittorio Emanuele I. Il 13 agosto 1839 il nuovo porto, in località Langano, è dichiarato di IV classe da Carlo Alberto, al quale l’anno successivo viene intitolato.
La città offre poi il suo contributo all’unità d’Italia e la notte del 6 settembre 1849 ospita, nella locanda condotta dai Torrioni, alla foce del S. Francesco, Giuseppe Garibaldi, fuggiasco. Alcuni anni dopo tre rapallese lo seguiranno nella spedizione in Sicilia: Bartolomeo Vanessa (che ha lasciato un breve diario della sua avventura), Lorenzo pellerano e Giovanni Pendola.

Alla fine dell’Ottocento, Rapallo vede la fine del decadimento iniziato al sorgere del secolo, quando da sede di importante Capitanato si trova semplice borgo; assiste, infatti, alla sua rinascita economica. Rapallo “fin de siècle”è un rinomato centro turistico; richiama ospiti illustri. Nascono gli alberghi; costante è la presenza della colonia straniera. Tra i primi nello scegliere Rapallo come luogo di soggiorno c’è il filosofo tedesco Nietzsche. Nel 1901 scende all’Hotel Suisse Sibelius. Sfogliando i registri degli alberghi o le pagine de “Il Mare” leggiamo i nomi di Teodoro Roosevelt, del maresciallo Molte, di Franz Listz, Guy de Maupassant, Lord Carnavon, di Leonora Duse. Nel 1909 prendono alloggio al Riviera Splendid Hotel la principessa Luisa di Sassonia ed il marito Enrico Toselli; nel febbraio soggiorna all’hotel Marsala Sem Benelli, mentre il 26 marzo 1910 giunge al  Savoia il principe Augusto Guglielmo  e nello stesso anno, all’Hotel Moderne, il presidente degli Stati Uniti Teodoro Roosevelt.
Rapallo lega infine il suo nome ad importanti eventi storici: il 6 e 7 novembre 1917 nei saloni del Kursaal New Casino si tiene il Convegno delle forze alleate finalizzato ad una più unitaria direzione delle forze stesse: sarà la premessa per la vittoria finale.
Tre anni dopo, il 7 novembre 1920, giunge al New Casino Hotel la delegazione italiana, guidata dal conte Sforza e composta dal ministro della guerra Bonomi, dall’ammiraglio Acton e dal generale Badoglio. All’Hotel Imperiale (oggi in territorio di S. Margherita Ligure) prende alloggio il presidente del Consiglio jugoslavo Vesnic, il ministro degli esteri Trumbic e quello delle finanze Stojanovic. I lavori delle due delegazioni si svolgono a Villa Spinola e vertono soprattutto sulla questione di Fiume e della Dalmazia. Il Trattato viene firmato alle 23,45 del 12 novembre 1920 ed attribuisce all’Italia Zara e le isole di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa; le altre isole e Dalmazia restano al nuovo Regno di Jugoslavia.
Due anni dopo, il 16 aprile 1922, all’Hotel Imperiale (in allora e fino al 1929 territorio di Rapallo) è firmato il secondo Trattato di Rapallo tra russi e tedeschi, delegazioni entrambe presenti ai lavori della Conferenza Economica di Genova. L’accordo è siglato per i russi dal commissario agli esteri Georgij Vasilevic Cicerin e per la Germania da Walther von Rathenau. L’accordo è ancor oggi il simbolo di una impostazione politica autonoma; prevede la rinuncia reciproca ai danni di guerra, il ripristino delle relazioni diplomatiche ed una mutua assistenza per alleviare le difficoltà economiche.
Possiamo concludere queste brevi note storiche, riappropriandoci di quanto scrisse “Il Mare” (pubblicazione locale)  il 22 febbraio 1919:
"Rapallo ormai non discute più la sua destinazione! Rapallo è stazione climatica e balneare che gode l’invidiata prerogativa di essere frequentata tutto l’anno…”